Progetto Communitas: la firma del protocollo di rete territoriale

Progetto Communitas: la firma del protocollo di rete territoriale

Ieri mattina alle 9.30 nella sala della giunta della Provincia di Pesaro e Urbino il protocollo di rete territoriale tra soggetti pubblici e privati per l’autonomia dei titolari di protezione internazionale in uscita dai servizi di accoglienza.

di Ufficio Stampa

Dal mese di agosto 2017 è in atto il progetto “Communitas – esperienze comunitarie di autonomia socio-economica”, sostenuto dal FAMI, Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione del Ministero dell’Interno e Cofinanziato dall’Unione Europea. L’obiettivo è completare il percorso di autonomia intrapreso dai titolari di protezione internazionale ospitati negli SPRAR.
 
Ieri mattina alle 9.30 nella sala della giunta della Provincia di Pesaro e Urbino il protocollo di rete territoriale tra soggetti pubblici e privati per l’autonomia dei titolari di protezione internazionale in uscita dai servizi di accoglienza.
 
La cooperativa sociale Labirinto, capofila del progetto, ha collaborato con le Provincie di Pesaro e Urbino e di Fermo, l’Università degli Studi di Urbino, la cooperativa sociale Res e l’associazione Millevoci di Fano e ha sviluppato progetti individualizzati su 20 ospiti degli SPRAR. Focus dei progetti: l’inserimento lavorativo nel settore agricolo, turistico, della ristorazione e dell’artigianato; interventi per favorire l’autonomia abitativa; socializzazione attraverso la partecipazione ad attività sportive e culturali, l‘apprendimento della lingua italiana con un corso di secondo livello.La produzione audiovisiva di storie basate sulla vita e sulla quotidianità dei beneficiari di Communitas ha rappresentato l’aspetto innovativo del progetto.
 
Giunti alla fase finale del progetto, la firma del protocollo di rete territoriale tra i soggetti pubblici e privati, parti in causa per l’effettiva integrazione dei migranti nel territorio, assume un particolare valore per garantire continuità alle azioni messe in campo con “Communitas”. Con la firma del protocollo si crea una rete che vede coinvolti istituzioni, servizi, associazioni di categoria, organizzazioni sindacali, associazionismo culturale e volontariato e si costruiscono le premesse per rendere concreta l’autonomia sociale, lavorativa ed abitativa dei titolari di protezione internazionale dalle strutture di accoglienza.
 
 
 

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