Intervista a Giuseppe Collesi, titolare della Fabbrica della Birra Tenute Collesi

Intervista a Giuseppe Collesi, titolare della Fabbrica della Birra Tenute Collesi

“In un mercato come quello di adesso si deve puntare esclusivamente sulla qualità, chi assaggia la nostra birra ne rimane colpito”

di Andrea Sabattini

“La birra, oltre ad essere la bevanda più antica al mondo, è anche quella che viene consumata maggiormente – spiega Giuseppe Collesi, titolare della Fabbrica della Birra Tenute Collesi – le birre a produzione artigianale come la nostra vengono prodotte ad alta fermentazione, ed hanno un tempo di conservazione che può durare anche fino a 24 mesi, ovvero il doppio di una birra industriale”.
 
“I nostri prodotti sono birre e distillati, come grappe e liquori. Per quanto riguarda la birra noi ne produciamo ben sette tipologie – e continua – due birre bionde con tipologia di malto diversa, una birra ambrata, una birra rossa, una birra nera, una triplo malto bionda e una birra bionda con dei luppoli americani”.
 
“Il nostro mercato principale è per il 70% quello italiano, ma esportiamo moltissimo anche all'estero come ad esempio in America, Canada, Germania, Giappone e tanti altri paesi – e continua – il “Made in Italy” oggi giorno è un grandissimo brand, e nonostante tutto l'Italia è una grandissima nazione da questo punto di vista”.
 
“In America la nostra birra viene importata da Joe Bastianich all'interno dei suoi ristoranti, è questo per noi è un grande privilegio – spiega Giuseppe Collesi – per il futuro alcuni progetti sono top secret, ma ci tengo a dire che stiamo sviluppando, in collaborazione con la facoltà di farmacia dell'Università di Camerino, una linea di cosmetici a base di birra”.
 
“Oggi giorno per fare l'imprenditore devi avere molta passione per quello che fai, ed un elemento chiave è che bisogna sempre essere ottimisti – e conclude – ovviamente ci saranno sempre dei periodi difficili ma bisogna andare avanti sempre a testa alta e con il sorriso sulle labbra, ma soprattutto, ci vuole anche un po' di pazzia”.

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