David Bowie: The Rise and Fall of a Blackstar

David Bowie: The Rise and Fall of a Blackstar

Dall'album omonimo all'ultimo ★, una vita diventata opera d'arte

di Luca Petinari

"Look up here, I'm in heaven/I've got scars that can't be seen". Sono i primi due versi di 'Lazarus', secondo brano estratto da ★, ventiseiesimo e ultimo album di David Bowie. Nel video, il Duca Bianco è adagiato su un letto, bendato come nel precedente video di 'Blackstar', con le mani conserte come se dovesse riposare in eterno. Le "cicatrici che non possono essere viste" invece fanno riferimento a un qualcosa di molto più grande: il cancro contro il quale Bowie ha lottato per 18 mesi. Tutti sapevano della malattia, nessuno si aspettava potesse portarlo via ora.

★ è uscito l'8 gennaio, giorno del 69simo compleanno del Duca. Una vita passata all'insegna dell'arte: non solo musica, campo nel quale ha dominato qualsiasi era, ma anche cinema, performer, trasformista, icona gay e della moda. Una classe ed un'eleganza infinita, un senso del tempo da fare invidia anche ai più grandi innovatori. Da sempre visionario, da quella 'Space Oddity' e quel Major Tom, quel countdown e quel "far above the world planet Earth is blue and there's nothing I can do". Nel 1967, anno di uscita del disco e del brano (poi rivisitato in lingua per il mercato italiano con testo di Mogol in 'Ragazzo Solo, Ragazza Sola'), l'uomo non era ancora stato nello spazio, dunque nessuno sapeva come potesse apparire la Terra vista da lassù. Bowie la descrisse come "blue", forse più come un sentimento malinconico che come un colore. Fatto sta che l'anno successivo uscì '2001, A Space Odissey' di Kubrick e il nostro pianeta lo raffigurò proprio blu.

L'inizio di carriera di David Bowie non fu folgorante: l'esordio, omonimo, prima di 'Space Oddity' mostrava una buona scrittura di canzoni abbastanza classiche. Fu con 'Hunky Dory' all'inizio degli anni '70 che il Duca Bianco iniziò la sua lunga serie di successi. Prima domandandosi se ci fosse vita su Marte, poi profetizzando quella che sarebbe stata la sua carriera in 'Changes', nella quale recita "time may change me but I can't trace time". Poi non fu esattamente così: oltre a farsi modellare dal tempo, sfornando capolavori in periodo glam come 'The Rise And Fall Of Ziggy Stardust & The Spiders From Mars' e 'Aladdin Sane', riuscì qualche tempo più tardi a influenzarlo, il tempo.

Dalla sua Londra si spostò a Berlino assieme all'amico Iggy Pop, con il quale condivise appartamento, droghe ed esperienze. Nel suo bagaglio inglese portò l'energia del punk che stava ardendo in quel periodo, ad attenderlo c'era invece la sperimentazione della musica tedesca e la lungimiranza elettronica del krautrock. Fu così che nacque la trilogia berlinese: dal prologo sonoro di 'Station To Station', il trittico inizia con il sodalizio con Brian Eno in 'Low', fino all'accessibilità di 'Lodger', passando per l'eternità di 'Heroes' che ci ha insegnato ad essere eroi "just for one day", con quella nota di chitarra di Robert Fripp che si prolunga all'infinito. Bowie non si fermò qui: seguirono le influenze disco/dance di 'Let's Dance' negli anni '80 ma anche le rimodellazioni soul, l'elettronica e l'industrial negli anni '90.

David Bowie è un'artista che ha caratterizzato ogni decade nella quale ha composto musica. Solo negli anni duemila si prese una lunga pausa, lasciando trascorrere ben dieci anni da 'Reality' del 2003. L'8 gennaio 2013 il Duca compie 66 anni e annuncia l'arrivo di nuova musica. Quei dieci anni hanno cambiato la concezione del tempo di Bowie, non più dettatore o dominatore ma vittima del suo scorrere inesorabile. Con l'annuncio del nuovo album 'The Next Day', sembra rivolgere ancora una volta lo sguardo in avanti solo dal titolo. Ma la visione, questa volta, è confusa. Tanto da intitolare il singolo 'Where Are We Now?'. Probabilmente la domanda più emblematica dell'uomo moderno. Dove ci troviamo ora?

Passo in avanti: il next day di Bowie si chiama 'Blackstar', titolo stilizzato nell'album in ★. Il video e il singolo escono a fine 2015, l'LP uscirà l'8 di gennaio 2016. Siamo sempre lì, al giorno del suo compleanno, ormai divenuto data celebrativa anche della sua musica. La musica di ★ è molto diversa dal suo predecessore: è l'album più sprimentale di Bowie da tanti anni a questa parte, è influenzato dal jazz ed è tremendamente cupo e paranoico. Non è prospettico, c'è tanta sofferenza nella sua voce. Il pubblico e la critica gridano al capolavoro, l'ennesimo di una sconfinata discografia e soprattutto a un'età in cui molti rischiano di finire per ripetere se stessi. Quello che però la gente non coglie, è il messaggio che Bowie vuole lasciare: il 10 gennaio 2016 David Robert Jones si spegne a New York dopo una lunga battaglia contro il cancro e ★ diventa così il suo testamento anticipato, rivelato al mondo con tutta la sua debolezza ed eleganza.

Ciò che sorprende ed emoziona terribilmente, è la rilettura che ora si ha di questo album riascoltandolo. Ora quelle angoscie, quelle paranoie, quella sofferenza e quella malinconia hanno un senso. David Bowie ha deciso di uscire di scena con la stessa eleganza e genialità con la quale vi è entrato, trasformando la sua stessa morte in un'opera d'arte. La coronazione definitiva di David Robert Jones, in arte David Bowie, il Duca Bianco, the Blackstar: il più grande Artista della storia della musica.

Riascolta qui la puntata di Flanger dedicata a David Bowie.

 

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