Dalle potature del verde il bio-metano: così un costo si trasforma in vantaggi

Dalle potature del verde il bio-metano: così un costo si trasforma in vantaggi

Risparmi, introiti e nuova occupazione dal progetto di Aset spa

Risparmi. Nuova occupazione da un investimento in tecnologie di ultima generazione, massima garanzia per l’ambiente. Addirittura degli introiti, mentre ora il contribuente locale paga circa un milione e mezzo all’anno per trattare in modo adeguato le potature del verde e gli avanzi di cucina raccolti nella zona di Aset spa. Tutta ricchezza economica, il milione e mezzo all’anno, che lascia le nostre zone per essere goduta nel Nord Italia, dove sono già operative strutture specializzate per questo tipo di lavoro. Esiste però un progetto per spezzare il circolo vizioso, dovuto a carenza di impianti, trasformando in vantaggi ciò che oggi è una spesa.

«L’impianto che abbiamo in mente – spiega Paolo Reginelli, presidente di Aset spa – trasformerà in fertilizzante di qualità e in bio-metano da immettere in rete sia le potature del verde sia gli avanzi di cucina, la cosiddetta frazione organica. Si otterrà una quota di ricavi, non grandi ma non per questo trascurabili, dalla vendita del fertilizzante e soprattutto una sostanziosa fetta di incentivi economici statali per la produzione del bio-metano».

Prosegue il presidente Reginelli: «In termini tecnici si tratta di un impianto per la digestione anaerobica e il compostaggio. Alla società Nomisma di Bologna è stato affidato l’incarico di valutare che cosa sia più conveniente fare. Meglio una struttura che lavori solo le 20.000 tonnellate di materiale raccolto ogni anno nella zona di Aset spa? Oppure i conti quadrerebbero meglio, se si aggiungessero altre 20.000 tonnellate di Marche Multiservizi?».
Approssimazioni, superficialità e imprecisioni, insieme con una spruzzatina di allarmismo gratuito, sono ravvisabili nei giudizi e nelle analisi sul progetto elaborato da Aset spa. «Le dimensioni dell’impianto – spiega Reginelli – dipenderanno dalla quantità di materia prima, comunque si sta fra un minimo indispensabile di 3 ettari e un massimo di 5, non di più. Queste sono le reali necessità di spazio per la struttura, che sia di interesse sovracomunale oppure provinciale. Dalle dimensioni dipenderà di conseguenza l’entità dell’investimento, stimato fra 20 e 25 milioni di euro. Né discarica né collettore di rifiuti da mezza Italia, ma un impianto che avrà impatto visivo paragonabile a due o tre capannoni lungo una strada a grande scorrimento e che, grazie alle tecnologie applicate, non produrrà inquinamento o cattivi odori. Questi sono i dati reali e oggettivi su cui riflettere, perché prendere fischi per fiaschi su un progetto così importante significa rendere un pessimo servizio alla nostra comunità e ai suoi interessi».

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