Casciotta di Urbino, Olio di Cartoceto e Prosciutto di Carpegna: tre Dop della provincia a rischio contraffazione

Casciotta di Urbino, Olio di Cartoceto e Prosciutto di Carpegna: tre Dop della provincia a rischio contraffazione

La denuncia di CNA Alimentare contro etichettature che penalizzano il made in Italy e favoriscono le frodi

di Ufficio Stampa

La casciotta di Urbino, l’olio extravergine di Cartoceto, il prosciutto di Carpegna. Anche questi prodotti tipici del territorio (le tre Dop della provincia di Pesaro e Urbino), sono a rischio contraffazione. Non hanno certo i numeri del Parmigiano Reggiano o del Prosciutto di Parma, ma proprio perché più piccoli, di nicchia, a ulteriore rischio di frode. Fino ad ora l’Italia e il buon senso internazionale hanno respinto il tentativo di mettere all’angolo, se non al tappeto, l’agro-alimentare tricolore. Ma non basta. La vigilanza così come la tutela delle produzioni deve essere al primo posto.
A Ottawa, in Canada, è stata bocciata l’etichettatura allarmistica sulle confezioni dei cibi dal comitato del Codex Alimentarius, organismo che fa capo alla Fao e all’Organizzazione mondiale della sanità, entrambe controllate dall’Onu. Una battaglia che il nostro Paese, per una volta non procedendo in ordine sparso, ha vinto anche grazie alla forte pressione delle organizzazioni di imprese. CNA ed altre associazioni hanno fatto la loro parte per riuscire a convincere forze politiche e opinione pubblica su un tema che rischiava di passare sotto silenzio. E che rischiava magari di diventare noto, come tante volte è capitato in passato, solo a uova rotte e frittata già fatta. Con gli italiani penalizzati e, loro malgrado, contenti. Non essendo intervenuti in tempo.
CNA Agroalimentare ha definito questo progetto vessatorio “un atto di guerra non convenzionale ai pilastri del Made in Italy e della dieta mediterranea, una offensiva generale mirata per colpire prodotti alimentari realizzati esclusivamente con ingredienti naturali, conosciuti e apprezzati da milioni di persone, per sostituirli con sostanze artificiali, fabbricate da imprese multinazionali e certificate come salutari da grandi laboratori pagati dalle stesse multinazionali”. Nel mirino sono finiti il formaggio (in primis il Parmigiano Reggiano), ma per ingredienti e lavorazione poteva finirci anche la Casciotta di Urbino, così come l’Olio extravergine di oliva ed il Prosciutto crudo. Una follia. Incomprensibile se non si tenesse conto degli enormi interessi mossi dai prodotti agro-alimentari. E se non si riguardasse, nel contempo, all’importanza strategica, economica e politica, detenuta dal “food”. Per questo dobbiamo rimanere vigili. Terremo gli occhi bene aperti per sventare qualsiasi nuovo attacco alle nostre eccellenze e lavoreremo ancora più assiduamente per promuovere nel mondo il Made in Italy di qualità, buono e salutare se usato nelle giuste quantità”.

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