Allarme cultura, crescono festival e rassegne ma chiudono librerie e negozi di dischi, musica e video

Allarme cultura, crescono festival e rassegne ma chiudono librerie e negozi di dischi, musica e video

Molte attività costrette a cessare per colpa del commercio on-line. Per la CNA “Bisogna salvare questi luoghi dell’anima attività che sono un patrimonio di bellezza e conoscenza, scambio e confronto”. I dati della provincia di Pesaro e Urbino. A sorpresa tengono cinema, le edicole e le attività legate all’editoria. In aumento i service audio e video

Parte dell’offerta culturale viaggia sempre più sui canali del commercio elettronico. Come già accaduto nel settore dell’alimentare, con i piccoli esercizi costretti a chiudere per colpa della grande distribuzione, così anche per nel settore culturale gli effetti della globalizzazione e delle vendite on-line stanno provocando chiusure a raffica.
Libri, dischi, film, strumenti musicali acquistati sempre più spesso sui grandi portali del commercio elettronico costringono a far abbassare le saracinesche a molte attività e in particolare a librerie, negozi di dischi, strumenti musicali, videoteche. Una lenta ma progressiva morìa di imprese in un Paese che pure ogni giorno dice di voler investire nel settore culturale. I dati relativi alla provincia di Pesaro e Urbino, elaborati dal Centro studi della CNA, non sono drammatici come in altre realtà del centro e nord Italia, ma indicano un trend che preoccupa da tempo gli operatori del settore.
 
Negli ultimi tre anni in provincia hanno chiuso più di 10 librerie, tre negozi di strumenti musicali e almeno una trentina di attività tra negozi di dischi e videonoleggi. A sorpresa, ma con cambi vorticosi di gestione, tengono le edicole e rivendite di giornali (erano 104 nel 2016 e sono 102 oggi), le imprese di produzione cinematografica e videoproduzione (erano 34 nel 2016 e 32 oggi); le attività editoriali passate da 44 a 42. Dopo la chiusura nei primi dieci anni del Duemila (conseguenza della moltiplicazione delle multisale), tengono a sorpresa anche i cinema tradizionali il cui numero (16) è rimasto sostanzialmente invariato. Unico settore in controtendenza è quello delle attività di supporto alle rappresentazioni artistiche (service audio e video; noleggio attrezzature eventi; etc.). Le attività registrate alla Camera di Commercio in questo campo multiforme e sempre più specialistico sono aumentate passando da poco più 20 a 34 in soli tre anni.  “Tutti questi dati - dice il segretario della CNA di Pesaro e Urbino, Moreno Bordoni - contrastano invece con la crescita esponenziale delle manifestazioni culturali che costellano i cartelloni della provincia e che creano indotto economico. Il sistema produttivo culturale e creativo - lo certificano i numeri - incide sempre più sulla spesa turistica. Lo dimostrano anche dati recenti che indicano come la provincia di Pesaro e Urbino sia la seconda delle Marche dove i turisti hanno speso di più in cultura con il 62,8 per cento di spesa turistica attivata dalla cultura”.
“La cultura crea bellezza ma anche ricchezza - dice il segretario della CNA di Pesaro e Urbino, Moreno Bordoni - e questo non è più un mistero. Anzi. Il nostro sistema produttivo si sta trasformando definitivamente e cultura, turismo enogastronomia sono gli unici settori che continuano a dare prospettive. Basti pensare che le imprese culturali e creative marchigiane nel 2018 hanno prodotto un valore aggiunto di 2,2 miliardi di euro pari al 6 per cento dei 37,4 miliardi prodotti dall’economia della regione”.
“Eppure, a fronte di questi dati lusinghieri – riflette il segretario della CNA -  ci preoccupa la lenta ma continua chiusura di attività storiche: librerie, negozi di dischi e di strumenti musicali che rappresentano nel loro piccolo un patrimonio di bellezza, di conoscenza e che spesso negli anni sono diventati anche punto di scambio e di confronto; dei veri e propri luoghi dell’anima e del sapere. La loro perdita, specie nei centri storici, costituisce un danno irreparabile e non c’è nessuna manifestazione, rassegna, festival che possa sopperire a queste perdite. Anzi, occorrerebbe tutelare queste attività, almeno quelle rimaste, consentire loro di entrare nel circuito delle iniziative culturali in modo che diventino punto essenziale delle attività di promozione e diffusione della cultura. Tanto più ora che Pesaro assieme ad Urbino si sono candidate a diventare Capitale europea della cultura nel 2033”.   

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